.."Gli
scorci di paesaggi impastati di colore caldo raccontano di piogge
fecondatrici, di attesa di passi, di orme; la luce dei fondi
è sempre di crepuscoli, di attese, di speranze. Così
il sogno, il richiamare in vita figurine eleganti e slanciate,
dialoghi di donne misteriose, un tempo ed una società
da salotto pubblico, da mitteleuropa, come le rosaiane figure
di monachine, tutt'uno con le scalinate degradanti tra due muri
bianco-grigi, e l'atmosfera, il festoso fatto scattare da un
intervento sfumato, nebbioso, sul fondo.
In chiave tecnica, e, a limite, anche tematica, ogni tentativo
di aggancio a lontane memorie italiane e straniere, cade in
rovina di fronte alla sconcertante, solitaria, vicenda esistenziale
di Panfilo Napoleone ed alla sorprendente freschezza della sua
vena artistica. sensibile antenna di eterni motivi di altissima
poesia.
Piuttosto emerge un altro, più interessante dato.
Nel mentre il mondo delle arti figurative, attraverso le varie
avanguardie, si portava nel declivio della crisi attuale,- inascoltati
i tentativi di recupero di Hans Sedlmayr in Europa e di Gildo
Dorfles in Italia, mentre Giulio Carlo Argan decretava la morte
dell'arte tradizionale e tesseva l'elogio del polimetilmetacrilato
-, in un microscopico centro dell'alta montagna abruzzese Panfilo
Napoleone non aveva perso la rotta del "centro",-
inteso come adesione ai problemi della figura e della natura-,
costruendo, scheda dopo scheda, un racconto pittorico che, nelle
varie manifestazioni esterne, lo portavano ad una serie di primi
premi assoluti."...
FAUSTO
IANNI
..."Attraverso
rapide, corpose pennellate, cariche di fuoco creativo, Panfilo
Napoleone condensa l'essenza dei sentimenti più vivi
e genuini. E da ogni sua tela traspare l'estremo impegno di
una attenta ricerca dei tempi perduti Un processo - come l'ho
già definito in altra occasione - che si affida ai
principi proustiani in virtù dei quali le cose sono
ripensate in chiave rievocattiva e poste su di uno sfondo
nostalgico che esclude. però, qualsiasi elemento pessimistico.
Una pittura, quella di Panfilo Napoleone, che è una
professione di speranza, un atto di incrollabile fede nell'immutabilità
dei valori della natura.
II suo linguaggio, espresso in stile sottilmente impressionistico,
appare di una percettibilità esemplare. L'artista accompagna
un segno preciso e raffinato ad una tavolozza dalla quale
sa trarre mille delicate sfumature tonali che accentuano e
sottolineano il plasticismo delle sue rappresentazioni. Altro
soggetto prediletto dall'artista è la gente, quella
semplice ed umile che reca profondamente impresse nel corpo
e, soprattutto, nell'animo le stimmate della fatica e della
sofferenza. Immagini dolorose, rappresentate con raro vigore
drammatico e nobilitate da un velo romantico che ne esalta
e trasfigura gli aspetti materiali.
Le qualità di questo poetico dialogare sono notevoli
e ampiamente riconosciute ed apprezzate, come stanno a dimostrare
gli ormai innumerevoli successi conseguiti dall'artista in
tante, importanti rassegne"
ALMA
NICOLÒ
PALMA
..."I
tratti distintivi che possono caratterizzare l'arte
di Panfilo Napoleone (da più di cinquantanni alle prese
con i simboli del reale e del fantastico) vanno ricercati
soprattutto in una sua totale adesione alla cifra del paesaggio
e della gente della terra abruzzese, cui visceralmente è
legato.
Detto questo, è facile capire come Napoleone si senta
attratto dalla natura che lo circonda che per lui rappresenta
non tanto e non solo l'elemento di contrapposizione alle strutture
chiuse dell'urbanistica moderna, al bugno d'ape in cui vivono
gli uomini - quasi senza salvezza -, ma anche il momento di
una "restaurazione", del ripristino di un rapporto
con la natura stessa che egli si preoccupa di non smarrire
mai, pena la perdita della sua stessa identità di uomo.
È per questo che il paesaggio vive nell'artista prima
ancora che sulla tela o sulla carta per un bisogno di averlo
essenzialmente "dentro" come dono fruibile e di
rinvenirlo poi come sensazione di una dimensione elettiva.
Ma il paesaggio (ad olio o ad acquerello) non è qualcosa
di autonomo, di semplicemente idillico. È anche il
"modulo" di un'espressione del reale vivificata
dalla fantasia e sorretta dai sentimenti che si concretizzano
in una simbiosi plastica con esso e con la gente che lo anima.
In tal caso le figure dell'uomo o della donna o di un gruppo
sembrano, anche se mute, dialogare con se stesse o con altre
e personificare uno status morale nell'ambiente. E quindi,
semplici nelle linee, a tutto tondo, segmentate di luci ed
ombre in un pieno gioco compositivo-cromatico, esse portano
il carico di folte risonanze psicologiche, di echi di eccessiva
tristezza, è vero, di lotte sostenute, di rassegnazione,
ma forse anche di pace interiore."...
MARIO
MICOZZI
..."L'opera
di questo artista scende in una dimensione quasi miniaturistica
di raffigurazione del paesaggio, la sua vena
poetica è molto forte nelle immagini che rappresenta.
Egli si applica ad una raffigurazione tranquilla, resa possibile
grazie ad una composta vivacità ed a scelte cromatiche
essenziali quanto spiegate, così impulso fantastico
e ragione composita trovano il loro luogo di equilibrio nei
suoi lavori, sorprendendo in configurazioni spontaneamente
ordinate. Grande è il desiderio di un linguaggio semplice,
di una nuova analisi della natura, in una inedita visione
panteistica.
Dalla contemplazione e dalla immedesimazione della natura
nasce la sottile e malinconica poesia dei suoi paesaggi intesi
sempre come espressioni di stati d'animo.
Il pittore sembra abbandonare totalmente la sua anima nella
quieta e romantica armonia della natura, per poi ritrovarla
purificata ed arricchita di gioia di vivere. Tra l'artista
e la natura sembra dunque esistere un dialogo generoso e armonioso,
uno scambio di sentimenti e di verità.
L'uomo,
in questo annullamento nella "natura rebus", riesce
a ritrovare il suo vero io e nello stesso tempo riscopre i
segreti più profondi della natura stessa, egli, immerso
nel clima alìenante e frenetico del mondo moderno,
sente intimamente il bisogno di rilassarsi e di riscoprirsi.
Infatti nella corsa continua della vita quotidiana perde quelli
che sono i veri sentimenti e la vera dimensione delle cose,
solo la natura ci riporta alla primordialità della
vita.
Tutte queste riflessioni sono ciò che riescono a provocare
in noi, nei nostri animi i quadri del maestro Panfilo Napoleone.
Artista semplice, nell'accezione alta del termine, amante
la semplicità e la verità delle cose e per questo
il Napoleone fugge ogni facile modernismo e ogni affannosa
ricerca contenutistica. Viceversa la natura è per lui
così suggestiva perchè il primordiale si comunica
direttamente, il mare, il sole, il vento sono ancora quasi
come duemila anni fa. E' con giusto dosaggio dei colori e
con una misurata costruzione grafica, che l'artista offre
un tributo d'amore alla natura, testimone del piacere e della
bellezza della vita.
Le capacità analitiche dell'artista portano inevitabilmente
ad una fedel tà descrittiva, lasciando così
inalterati gli aspetti naturali della realtà con la
quale instaura un bellissimo colloquio ricco di liricità.
Noi di fronte a queste tele veniamo letteralmente trasportati,
anche se dolcemente, in un mondo rimasto incontaminato, un
piccolo paradiso terrestre, i nostri occhi, í nostri
cuori riescono di fronte a queste opere ad innalzarsi almeno
per un attimo in una atmosfera di perfetta tranquillità.
Mirella
Occhipinti

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